Il termine COMUNICAZIONE AUMENTATIVA e ALTERNATIVA (CAA) deriva dall’inglese Augmentative Alternative Communication (indicata anche con l’acronimo A.A.C. coniato negli Stati Uniti nel 1983 con la costituzione di ISAAC). La CAA è un insieme di conoscenze, tecniche, strategie e tecnologie che si possono attivare per facilitare e migliorare la comunicazione di tutte le persone che hanno difficoltà ad utilizzare i più comuni canali comunicativi, soprattutto il linguaggio orale e la scrittura.  Lo scopo della CAA è quello di compensare queste carenze comunicative al fine di fornire dei mezzi espressivi adatti ad esprimere adeguatamente i bisogni della persona con disabilità; la sua applicazione rappresenta quindi una vera e propria area della pratica clinica. L’approccio operativo, modulato sulla persona, è multidisciplinare e si avvale di una metodologia d’intervento che utilizza modalità che possono spaziare dall’apprendimento di codici alternativi, all’utilizzo di particolari strategie comunicative o di strumenti tecnologici, alla cui base c’è sempre l’obiettivo della partecipazione.

Come si sviluppa un progetto di CAA

In un progetto di CAA bisogna innanzitutto identificare, interpretare e valorizzare il sistema di comunicazione esistente, dove per esso si intende l’insieme della abilità presenti e delle modalità comunicative già utilizzate. Infatti, l’approccio operativo nella CAA è complesso in quanto non è sufficiente dare dei simboli o delle figure in sostituzione del linguaggio mancante, ma va effettuato un percorso che richiede dei tempi variabili per ogni persona, per la costruzione di una competenza comunicativa. La CAA non consiste solamente nell’utilizzo degli strumenti, ma si tratta di un approccio che tende a creare opportunità di reale comunicazione e a coinvolgere non solo la persona che utilizza la CAA ma anche tutto il suo ambiente di vita.

La CAA non consiste solamente nell’utilizzo degli strumenti, ma si tratta di un approccio che tende a creare opportunità di reale comunicazione e a coinvolgere non solo la persona che utilizza la CAA ma anche tutto il suo ambiente di vita. E’ importante sottolineare questo aspetto perché proprio in questa caratteristica, di creare reali opportunità di comunicazione la CAA differisce dalla Comunicazione Facilitata, da cui  ISAAC Italy, col documento pubblicato nel mese di Marzo 2017, ha preso le distanze, non ritenendola una valida forma di CAA, un valido mezzo di accesso alla CAA o un mezzo valido per comunicare importanti decisioni nella vita di una persona. La CAA non deve quindi essere vista come un insieme di tecniche riabilitative rivolte solo alla persona con disabilità, quanto piuttosto un approccio da applicare in ogni momento della vita della persona permettendogli sempre di comunicare con l’esterno. La Valutazione e la realizzazione di un programma di CAA sono processi in progressione e vanno gestiti da operatori formati in CAA; ciò vuol dire che bisogna cogliere ciò che può dare l’ambiente e fare proposte che mettano in gioco da subito le competenze del bambino; è opportuno inoltre creare, fin dal primo incontro di valutazione, occasioni comunicative affinché il bambino sia responsivo ed assertivo, ossia non solo risponda ma anche inizi l’interazione comunicativa. Avere a disposizione e proporre da subito strumenti di CAA è indispensabile per permettere al bambino un controllo dell’ambiente e per valutare la sua modificabilità già nel corso di un primo incontro. In questo senso la valutazione è già l’inizio dell’intervento e non termina con esso. La valutazione deve continuare in corso di intervento e successivamente con follow-up, poiché cambiano le abilità cognitive, le condizioni fisiche e i bisogni comunicativi complessi e bisogna riconoscere i risultati perseguiti e ridefinire nuovi obiettivi di intervento. Anche la scelta del sistema grafico, del formato della tabella, la selezione del vocabolario e la tecnica di indicazione sono processi in progressione, poiché si possono sviluppare nuove abilità e si deve mantenere una certa dinamicità. È importante attuare frequenti rivalutazioni anche sugli ambienti significativi per il bambino e la loro influenza sul suo funzionamento comunicativo, cognitivo e sociale. L’integrazione tra casa, scuola e luoghi di vita è cruciale per il buon esito dell’intervento. Il progetto deve essere condiviso da tutti, in primo luogo dai genitori. Spesso questi ultimi sono in grado di cogliere anche minimi segnali comunicativi da parte del loro figlio e hanno sviluppato specifiche strategie comunicative. Il progetto di CAA si costruisce sulle abilità presenti, ma non prescinde dalle difficoltà e dai punti critici: entrambi vengono definiti in CAA come barriere e l’intervento consiste anche nel cercare il modo per superarle.